COMMENTO AL 'GIR DI SANT'

pellegrinaggio in terra di Brianza

 

di Davide Valsecchi

 

“Kora”: questo è il nome con cui i tibetani indicano il cammino votivo, la “circumambulatio”, “il percorso attorno”, che compiono alle pendici della montagna sacra, il Kailash.  Un rito celebrato per alleggerire e purificare il Karma di chi lo compie accelerando la trasmigrazione verso il Nirvana del proprio spirito.

“Chiudere in un cerchio sacro”, una pratica antica e diffusa in tutto il mondo che serve sia a portare benefici a chi compie il “gesto” sia a tutelare e salvaguardare ciò che viene posto nel cerchio.

Ed è con questi pensieri che sabato 2 Luglio 2011 io e Bruna ci siamo ritrovati ad essere pellegrini nella notte, due delle quaranta luci che nel buio camminavano perpetrando una tradizione nuova ed antica: il Gir di Sant del Cornizzolo.

Da cinque anni il gruppo di coordinamento delle associazioni dei paesi ai piedi del Cornizzolo ha legato in un unico cammino i luoghi di “antica memoria”, di devozione locale, con la tutela della montagna.

Cà del Pelegrin, San  Calöger, San Tumas, Funtanin dal Foo, Terz’Alp,  Segund’Alp, Prim Alp, San Mir al munt, San Michee,  San Miret, Fons  Sacer al Segrin, San Cristofur, Madona Nuvelina, Rocul, Priel, Doss de la Guardia, Funtanel, San Pedar al Munt: un pellegrinaggio notturno che circondando la montagna attraversa luoghi di culto, sacri e pagani, che hanno caratterizzato la storia del nostro territorio già prima del 1500.

Il Kailash è una montagna inviolata ed inviolabile e persino i cinesi hanno desistito da ogni tentativo di  corromperne la natura o profanarne la sacralità. Il Cornizzolo invece è una montagna ferita, solcata da profondi sfregi e violentata nelle sue forme dall’interesse e dall’ingordigia cieca. Le sua rossa roccia brilla sul versante sud, esposta al sole come carne viva dalle cave che per anni hanno estratto materiale dalle sue pendici.

“Circumambulatio apotropaica”: un rito che allontana il male, che ne esorcizza il dolore. Eccoci di nuovo sulle strade dei nostri vecchi per affrontare il futuro, per impedire che gli errori del passato recente siano dimenticati e quindi ripetuti.

Illuminando i propri passi i quaranta partecipanti hanno compiuto in dodici ore di cammino i ventinove chilometri del giro che li ha condotti da Civate alla basilica di San Pietro al Monte, monumento “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Un cammino nel silenzio della notte rotto solo dai campanelli dei pellegrini nell’oscurità.

Il gir di Sant per qualcuno è un momento religioso, per altri un momento spirituale a contatto con la natura e per  altri ancora è un gesto simbolico a conferma di un impegno assunto per il nostro territorio. Certamente per tutti il giro è un momento di incontro, una festa allietata dai tanti punti di ristoro organizzati da chi si prodiga per sostenere il percorso e le fatiche dei “pellegrini”.

Con questo spirito ci siamo ritrovati alle due e mezza di notte attorno ad un fuoco al Second’Alpe, dove la tradizione vuole sia nato San Miro, per bere il brodo caldo che cuoceva dal pomeriggio e mangiare il magnifico lesso preparato per noi. E alla sosta successiva fette di lardo con il miele e più tardi ancora tazze di caffè, biscotti alle noci e champagne di sambuca.

Un cammino attraverso i suoni, i sapori e la storia di una montagna sacra per coloro che intorno ad essa vivono: ogni passo battuto lungo il fianco della montagna modella, rinforza ed affila la nostra volontà di difendere ciò che ci appartiene per nascita come lascito della tradizione di cui siamo parte.

Davide Valsecchi

 

Il giro è duro: la fatica, il sonno, le ripide salite ed il buio sono ostacoli importanti. Serve essere pronti ad affrontare sette/otto ore di cammino effettivo per un viaggio che dura oltre dodici ore per quasi trenta chilometri. Portare quaranta persone in montagna di notte è altresì una grande responsabilità per gli organizzatori. Se volete partecipare dovete comprendere questi aspetti e per tempo, qualche mese prima, presentarvi alle associazioni e ai CAI locali: solo così è possibile prendere parte (in sicurezza) a quest’affascinante avventura sui nostri monti.

Le associazioni ed i paesi che partecipano all’organizzazione del Gir di Sant (in ordine sparso): CAI Asso, Canzo, Vamadrera. Cumpagnia di Nost. Gruppo Naturalistico della Brianza. Gruppo Cacciatori. Comitato No Cava Scarenna. Gruppo Alpini. Società Escursionisti Civatesi (SEC). Società Escursionisti Valmadresi (SEV). Organizzazione Sportiva  Alpinisti Valmadrera (OSA). Vivi Eupilio. I paesi di  Asso, Canzo, Cesana Brianza, Civate, Suello e Valmadrera.

 

 

 

ONOMASTICA BRIANZOLA

 

Gli studiosi hanno considerato un suffisso originario proprio dei Liguri la terminazione in -asco (Arcellasco), che sarebbe poi stato assimilata dai Celti; e potrebbe essere ligure anche il suffisso -enna a volte attribuito agli Etruschi (Crevenna, Senna).

 

L'OPINIONE DI Cesare Cantù

 

Coll’ameno della Brianza fa un bizzarro contrasto il selvaggio delle austere vette della Vall’Assina e della Val Sassina.

DIALETTO LOMBARDO

A IMITAZIONE DEL TEDESCO

 

 

I gasper ( i smargaj)

Süi mür i tacchen

Süi röd scarlighen

I spazzitt reclamen

 Che i scuf ghe impaasten

L'OPINIONE DI IPPOLITO NIEVO 

(sicuramente diversa da quella di Gadda)

 

 

 … si schierano illuminate dal tramonto le torri dei radi paeselli donde si parte un suono di campane così affiocato per la vastità e per la distanza, da sembrare un coro di voci né celesti né terrene, nel quale alle preghiere degli uomini si sposino arcanamente le benedizioni degli angeli…   … assumono tali colori che mai non saranno ritratti con verità che dal pennello di Dio.

 

(Novelle campagnuole. Il varmo)

 
PICCOLO APPUNTO SUL DIALETTO
 
Qui ogni anno per San Pietro c'è il cosiddetto GIR DI SANT, pellegrinaggio di 18 ore attorno al monte, con sosta e visita ad ogni santuario presente sul percorso (alcuni sopra i mille metri) distribuzione di cibi e bevande, timbro delle credenziali, inni ecc. Culmina con la messa alle 11 del mattino alla basilica di San Pietro al Monte Pedale. Sette i comuni interessati. 
Io mi occupo di accogliere i pellegrini nel santuario di San Martino a Carella,  comune di Eupilio. 
Due anni fa abbiamo fatto un DVD. Titolo: AL GIR DI SANT. 
L'idea era partita da Canzo e quindi hanno messo AL come articolo maschile singolare. A Canzo è così. In quattro dei paesi che compongono Eupilio si dice UL, mentre a Penzano si dice UL pronunciato aperto, come a Pusiano e Cesana Brianza e così dico anch'io. A Suello, Civate e Valmadrera dicono OL. Teniamo presente che a Lecco, la città più vicina, dicono EL. E questo solo per un articolo. 

ANCORA SULL'ONOMASTICA

 

Tra i vocaboli di origine gallica che hanno lasciato traccia negli attuali nomi di luogo ne troviamo parecchi il cui significato è da tempo dato per noto ed acquisito; fra gli altri bar, barros nel significato di "cespuglieto, sterpeto" onde Barro, Baraggia e Bareggia, Bartesate; dunum = "collina, altura" (Airuno, Alduno, Cavonio); rava = "ghiaia" (Ravellino); mara, marra = "acquitrino" (Maresso, Mariaga); morga = "corso diacqua" (Molgora); brva = "ponte" (Briosco, Brivio); mello = "collina" (Merate, Merone), brennos = "capo"(Brenna, Brienno); carn = "rupe"(Carnate) e, notissimo, brig = "luogo elevato" (Brianza).

Premessa a DIO NON CHIEDE TROPPO 

(cfr. pagina dedicata)

 

Mi è accaduto per sorte di nascere a Longone al Segrino dove ho vissuto i miei primi quattro anni; la stesura degli scritti seguenti vuol essere l’occasione per un piccolo omaggio al mio luogo d'origine. Questo lavoro ha fatto séguito ad un'idea espressa dall'architetto Franco De Ferdinando – che dalla città villeggia in zona ormai da novant’anni – sulla scorta di alcune fotografie da lui scattate per diletto e a proprio uso, in Via della Costa, ad una serie di stele scolpite a trasformare sei paracarri che l’evoluzione dei tempi ha reso inutili: “Lei che ha fantasia (?!) perché non scrive qualcosa a proposito di queste stele, magari rifacendosi alle tradizioni nordiche, alle leggende degli elfi?” Tale non è il mio genere: io scrivo di cronaca, o di fatti storici che si riferiscono comunque ad una cronaca, fosse passata anziché presente. Però l'idea del mio fiducioso amico non era da trascurare e pensai di adeguare il genere alla richiesta; di narrare su ciascuno degli elementi lapidei vicende di personaggi reali, che richiamassero tipi caratteristici della zona, archetipi di modi di vita comuni a molte persone nella storia locale. Tornai sul luogo, per rivedere le sculture e considerare meglio i particolari, tentando d’individuare nelle espressioni dei volti scolpiti qualcosa che potesse fungere da elemento ispiratore. Poi tutto venne da sé. All'aprirsi della stessa via sta un cancello, adito al giardino d'una costruzione che s'intuisce rimaneggiata in anni recenti su quanto doveva esistere dall’inizio del secolo scorso. E' Villa Gadda, o almeno lo è stata in passato, come una targa a lato dell’ingresso continua ad attestare, per il viandante ignaro del fatto che lo scrittore milanese Carlo Emilio Gadda ebbe a soggiornare proprio qui nella casa di famiglia dove ambientò il suo romanzo "La cognizione del dolore". Simulando interlocutore il medico che l'aveva visitato, cita nello scritto anche il muretto che delimita la proprietà, troppo basso per fungere da protezione e “sì... con quei paracarri... paion piantati lì apposta... a facilitare la scavalcata. Come tanti sgabelli.” Aspre sono le sue invettive contro i paesani, alcuni dei quali erano di supporto alla conduzione della casa: trasandati, senza ambizione, senza proposte o scopi da raggiungere, ma beati ignoranti nella loro vita monotona e scialba. Sulla base di queste premesse, ho collegato le mie storie ai caratteri delineati dallo scrittore, mettendo però in una luce favorevole questa gente della Breanza, com'egli la chiama per maggiore dispregio: l’obiettivo è spezzare una lancia a favore dei breanzoli, che di fatto attraverso il lavoro assiduo, il sagrificio, la costanza, l’ostinazione e la fede in una Giustizia Superiore, hanno portato questa terra ad essere tra le più ricche del Bel Paese. ‘Quel che Dio vöör l’è mai tropp’, quel che Dio vuole non è mai troppo, secondo una giaculatoria ricorrente soprattutto da parte delle donne, che l’avevano assimilata da San Paolo: non è mai troppo per noi da sopportare; infatti Dio ci dà il carico e anche la forza che serve a portarlo. Questa è la certezza che ha sostenuto la gente della Brianza attraverso le numerose peripezie che l’hanno toccata e che nel testo sono citate anche con precisi riferimenti storici; questa è la forza che Gadda non ha colto, così lontano come dimostra d'essere da tali convinzioni, dalla fede nella Provvidenza che permea invece l’opera del suo amato Manzoni.

ONOMASTICA BRIANTINA

 

Una tipica terminazione celtica per i nomi di luogo in Lombardia e Piemonte, ampiamente diffusa in tutta la Brianza - dalla linea ai piedi delle Prealpi a nord, a quella tra Seveso e Adda a sud - è rappresentata dai toponimi in -ate. In genere questi toponimi (suffisso corrispondente al latino -ates, al medievale -atum, al dialettale -àa) non hanno riferimenti onomastici bensì tendono a riflettere una particolarità "fisica"del luogo: caratteristiche del terreno, vegetazione, colture o altre caratteristiche similari; come esempi potremmo citare Alzate, Civate, Galbiate, Garlate, Incasate, Lambrate.....

A PROPOSITO DI BRIANZA

Ignazio Cantù

 

LE VICENDE DELLA BRIANZA e dei paesi circonvicini

 

1852 Pag. 7

 

Quindi intendo per Brianza la frazione della diocesi milanese che, formata di campagne, di boschi, di vigneti; sparsa di ville, casali e borghi; ora elevata in colline, ora allargata in pianura; qua occupata da svariati bacini di lago, là intercisa da torrenti, si informa da settentrione all’ossatura dei monti meridionali delle stesse montagne; da oriente s’immedesima col territorio di Lecco e la riviera dell’Adda, giù sino a Cornate; a mezzodì s’allunga da questo borgo fino al punto ove il Sèveso abbandona la diocesi di Como; e ad occidente da questo punto asseconda la diocesi comasca sino ad Albese, ceppo di case situato alle falde dei monti della Vall’Assina.